riusciamo ad essere gelosi della nostra vita...
anche quando, in fondo, non ne siamo più così innamorati
passeggiando nel presente
delle vite mie trascorse
osservando insegne spente
nelle notti di quei forse
mi son perso per la strada
che non perde mai nessuno
porti in vada come vada
o alla piazza del raduno
perchè è bello stare insieme
passeggiando nel viavai
dentro un traffico che freme
e che grida "cazzo fai?"
la schiettezza che contrasta
col rumor di croste, ormai
biada a balle, balle e basta
siamo tutti marinai
perché oggi conta il successo,
la medaglia a basso conio
che ha per faccia soldi e sesso
e nell'altra un avvoltoio
e si formano le nuvole
che poi viaggiano e si fermano
sull'amore come trappole
di vapore che lo spengono
ora anch'io vorrei viaggiare
via dai sogni detenuti
dal mio ieri a frasi amare
dalla giostra dei saluti
ma ritrovo quei sentieri
e quei graffi come stelle
che la pioggia e i bicchieri
mi han lasciato sulla pelle
armando (ik) - novembre 2007
siamo
siamo sabbia dentro pugno che afferra
rabbia repressa contro questo viavai
e come insetti in assetto da guerra
sferriamo offensive ai passi carrai
ma dietro specchi e vetrine assordanti
ci siamo spenti quasi fossimo hi fi
rotti e persi nelle notti eleganti
come commessi del senno del mai
perchè siamo esche su lenze pensanti
a volte lettori altrimenti librai
tracciamo segni a formare lamenti
ma su forme di sogni e di calamai
come razza ballerina e poi coppia
danzante in preda a patti e stoviglie
noi politici del giorno che scoppia
scendiamo in piazza a mostrar meraviglie
siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita in questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente
acrobati a spasso in cerca di stima
e amici fragili di fiaschi e di calici
siamo amori che il mondo concima
fino in fondo ai complessi più semplici
siamo scomparti per tristi argomenti
estinti dal tempo e disposti in solai
riposti stinti e consunti indumenti
che ti sorprendi io un giorno indossai
noi frati persi fra versi e frammenti
spenti come spesso si spegne un hi fi
siamo scomparsi in rimorsi e commenti
sepolti fra incolti campi di guai
ma siamo soli dipinti e mai arte
col dito immerso in due dita di brandy
di antichi miti di sonno e di carte
e istanti lenti che a tratti sospendi
siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita su questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente
armando (ik) - luglio 2007
PRODIGI
dispersi nella farsa...
forse falla tra folla e follia
d'una borsa con ruote da corsa
da vuote stazioni alla ferrovia
con due manici grigi...
di valigia imbottita di giorni
e litigi trasformati in prodigi
disegnando di parigi i contorni
e non era poi brutto...
il palazzo coi suoi tubi d'arte
dov'è scritto: "polizia dappertutto
ma giustizia da nessuna parte"
allontanarsi dalla linea gialla
allontanarsi dalla linea
gialla come fieno nella stalla
come quella che in terra delinea
il confine tra stazione e rotaia
tra finestre di luce e vita operaia
quattro note d'insieme...
di chitarre e di giovane fiato
a interrare di gioia quel seme
poi sperare che venga innaffiato
come amici un po' grigi...
siamo attori ed attrici e costumi
siamo foto scattate a parigi
e memoria alla storia quei lumi
di cimiteri in omaggio...
passeggiati tra i viali e le lapidi
come specchi della fine del viaggio
nei riflessi di quei giorni rapidi
allontanarsi dalla linea gialla
allontanarsi dalla linea
gialla come fieno nella stalla
come quella che in terra delinea
il confine tra stazione e rotaia
tra finestre di luce e vita operaia
armando (ik) - giugno 2007
LESA MAESTA'
Perché dirsi ciao, amore, se negli occhi ti leggo tristezza?
se ormai ha perso ogni valore il calore di una carezza.
Le mura crollano sotto i colpi di sogni infranti
e non si placano: secoli di storia; di poeti e di santi.
Le piazze scoppiano sotto i colpi di chi è "stato"
e le scene cambiano, ma la morte conquista il mercato.
E la sera...
la sera non chiederti più
come eravamo,
lo sai bene...
lo sai bene anche tu
com'è duro, oggi, dirsi "ti amo"
E la sera...
la sera è già notte
contando le stelle
che la sera...
disegnano rotte
come rughe sulla tua pelle
Perché dirsi ciao, dolcezza, se negli occhi ti leggo paura?
se c'è un senso di insicurezza e la salvezza è già un'avventura.
Gli ideali svaniscono sotto i colpi di fedi deluse
e pian piano riaprono le ferite che si erano chiuse.
D'amore si muore sotto i colpi di questa realtà
che ti batte nel cuore come un senso d'angoscia, di lesa maestà.
E la sera...
la sera non chiederti più
come eravamo,
lo sai bene...
lo sai bene anche tu
com'è duro, oggi, dirsi "ti amo".
E la sera...
la sera è già notte
contando le stelle
che la sera...
disegnano rotte
come rughe sulla tua pelle.
armando (ik) - 30 Maggio 1990
C'è sempre un motivo
(quando scrivo una canzone)
c'è sempre un motivo
che mi spinge a partire
un impulso istintivo
che non serve capire
non serve che il cielo sia terso
o che ci sia la luna in questo verso
e neppure le stelle e tutto il resto
di ciò che è normale nell'universo
ché ogni volta è uguale, ogni volta è diverso
e poi, in fondo, è sempre lo stesso testo
il pensiero coinvolto
dentro questo tumulto
è un bambino sepolto
in un corpo già adulto
e non sarà mai prosciolto...
ma si aspetta l'indulto
e c'è sempre un motivo
che mi porta a tornare
uno spunto creativo
che mi fa innamorare
non serve che il cuore sia a fuoco
o che ci sia rischio in questo gioco
e neppure che sia chiaro lo scopo
perchè si cresce sempre poco a poco
e cucino emozioni come fossi... non dico
uno chef... e qualcosa rimane anche dopo
poi qualcuno ha risposto
dice: "dammi, l'aggiusto"
quel trenino nascosto
in un angolo angusto
e sembra pure disposto...
a giocare nel giusto
ché c'è sempre un motivo
per un nuovo cantiere
ed è quello che scrivo
quasi tutte le sere
non serve che in casa ci sia un piano
e neppure un liuto dietro il divano
anche se di per sé non è affatto strano
come avere un pastore maremmano
che scodinzola lieto e mi lecca la mano
poi mi guarda negli occhi e mi porta lontano
ma lontano è qui intorno
è così taciturno
e non c'è alcun ritorno
che sia questo il mio turno?
spero ancora in un giorno...
ma è un pensiero notturno
armando (ik) - novembre 2004
SEGNA I SOGNI CHE SPEGNI
Così a volte vorrei dirti
più di quanto son capace
...e cercare di capirti,
di spiegarti che chi tace
non è vero che acconsente
vorrei dirti: mi dispiace
che talvolta per un niente
anche un fremito fugace
possa insistere a ferirti
o apparirti troppo audace
possa divenir movente
d'una gelosia tenace
figlia, evidentemente,
di quei sogni che son morti...
In quanti paesi non sono mai stato
ma non per questo rimpiango
un viaggio che non ho scelto
il coraggio che non ho avuto
il miraggio cui non mi arresi
E tanti sguardi non ho conosciuto
eppure ancora non rimpiango
gli specchi che non ho scelto
o quelli che non ho avuto
e quegli occhi persi tra miliardi
Chissà quante canzoni non ho ascoltato
i miei tempi di valzer e i tempi da tango
tempi lenti dal divenir svelto
opposti al rifiuto d'aiuto
e piango nel fango...
le mie emozioni
Segna i sogni che spegni
e disegna i tuoi passi con cura
chiuso a chiave tra solite mura
dove le chiacchiere non fanno paura
se pure ci provi...
o, pure, t'impegni
armando (ik) - ottobre 2004
POR DONDE SE SALE?
Un cartello, due parole...
m'indicavan sin' a ieri
che sui sogni e sui pensieri
non tramonta mai il sole
un castello, due bicchieri
e, come suole in questi casi,
un amore senza "quasi"...
e sembra quasi che non c'eri.
Mi convinci ch'è normale
e confondi i desideri
poi colpisci volentieri
e non t'accorgi che fai male.
Sono foglie un po' sciupate sopra rami di misteri,
sono fogli e segni neri che han le ali delicate.
Sono donne che ho sposato, sono mogli di guerrieri,
sono fiori ai cimiteri... messaggeri del mio fato.
Quante frasi dedicate
alle dame, ai cavalieri
agli umori più sinceri
alle storie disperate
Ma i miei versi, quelli veri
quelli che mi fanno vivo,
i più belli... non li scrivo,
me li tengo prigionieri
Tutto il resto è materiale
che raccolgo nei quartieri
del dolore e dei piaceri:
il pretesto... è strumentale.
Sono foglie un po' sciupate sopra rami di misteri,
sono fogli e segni neri che han le ali delicate.
Sono donne che ho sposato, sono mogli di guerrieri,
sono fiori ai cimiteri... messaggeri del mio fato.
armando - 30 giugno 1993
Se non dormi... che fai? (ciao Signor G)
Ciao... non è semplice da dirsi
e poi il gioco l'hai iniziato tu
fuggire e nel sogno incontrarsi...
ma ho cambiato casa e ancora non lo so
fidarci di che? del destino?
siamo dentro un sogno collettivo,
dentro quest'assurda canzone...
e sorridendo ci prendevi in giro
non c'è tempo per credere
siamo quelli che non sono un granché
e tu da qui a lì sarai già cambiato
non si può star tranquilli con te
che fai ancora su quel palco?
eccola qui la tua chitarra
posso solo farti da spalla, lo sai
e poi se non dormi... che fai?
forse ho sciupato un'occasione
avrei voluto più tempo per parlare
ma il tempo è solo una finzione
e forse è colpa mia e ancora non lo so
Certo, non si sogna mai a caso
e mi diresti ch'è questione di "naso",
sapessi quante volte abbiam parlato...
di quei giorni che m'hai telefonato
E fantastico, ti piaccia o non ti piaccia
averci chiuso la porta dell'oasi in faccia
andare via così all'improvviso...
senza dirci sulla spiaggia chi cazzo s'è ucciso
ma che fai ancora su quel palco?
eccolo qui l'asciugamani
posso solo farti da spalla, lo sai
e poi se non dormi... che fai?
armando e lisa - ottobre 2004