Chissà cos'è...
che fa mutare umore senza un perché,
senza un motivo
senza ragione, in modo quasi istintivo.
E tu lo sai ?
che a volte t'amo e a volte ti lascerei
senza un motivo
e a tutto questo poi ci sopravvivo.
Forse è follia
ma se lo fosse non è solo la mia;
epidemia...
tutti colpiti dalla stessa malattia.
Non sono pronto
non voglio nessun tipo di confronto,
ho perso il conto, ormai:
della mia vita questa è l'alba o il tramonto?
E dimmi perché
tu sei tranquilla, tu non fai come me
i tuoi mutamenti
sono leggeri e lenti, ma mai violenti.
E tu lo sai ?
che tutto questo non mi ha convinto mai,
i tuoi mutamenti
più che reazioni sembran quasi lamenti.
Forse è follia
ma se lo fosse non è solo la mia;
epidemia...
tutti colpiti dalla stessa malattia.
Non sono pronto
non voglio nessun tipo di confronto,
ho perso il conto, ormai:
della mia vita questa è l'alba o il tramonto?
armando (ik) - primavera 1987
Anche questa canzone è presente nel piccolo sito web
dove ho raccolto alcuni miei brani e che molti di voi,
quindi, già conoscono...
La ripropongo qui per quei che ancora
(e sono davvero molti)
non la conoscessero ;-)
Approfitto per augurarvi serenità e,
per chi può già farle...
Buone Vacanze!
armando (ik)
Sai? sciupo il sogno dentro un sole malato
c'è una pietra che aspetta
tra quei solchi nel prato
una coppa di sangue che la storia ci rende
parzialmente scremato,
una croce di legno, portavoce che svende
il peccato al mercato.
Sai? leggo nell'ombra,
scrivo finché c'ho fiato
c'è una zolla di terra che descrive il palato
c'è l'amore che stende sulle stesse leggende
quando il cuore è bagnato,
c'è la fede che offende,
quella che si difende
e non mi sono schierato.
Mai, nel mio cielo,
ho dipinto di rosa il passato
non ha altro vangelo
tra le mani pulite Pilato
il deserto fiorisce
nello sguardo di chi è innamorato
ed il prezzo stupisce
senza sconto all'ipermercato.
(strumentale)
Sai? si sente il mare
dentro il calice del mio fato
e il sapore dei giorni
dentro un suono che s'è lacerato
nell'odore dei campi una luce cadente
giù dal cielo adombrato,
nella notte quei lampi
come vita sorgente
...e mi sorprende il boato.
Mai, nel mio cielo,
ho dipinto di rosa il passato
non ha altro vangelo
tra le mani pulite Pilato
il deserto fiorisce
nello sguardo di chi è innamorato
ed il prezzo stupisce
senza sconto all'ipermercato.
armando (ik) - giugno 1993
anche questo testo l'avevo già postato...
ma, visto che l'ho registrata e inserita nel mini sito delle mie canzoni...
ho creduto opportuno riproporla qui ;-)
P.S. a sproposito... prima o poi riproporrò anche "la boccia di vetro" per far si che abbia almeno un commento ;-) ...dato che tra l'altro è anche quella che attualmente preferisco
P.P.S. ancora grazie a tutti per le belle parole che mi regalate.
dispersi nella farsa...
forse falla tra folla e follia
d'una borsa con ruote da corsa
da vuote stazioni alla ferrovia
con due manici grigi...
di valigia imbottita di giorni
e litigi trasformati in prodigi
disegnando di parigi i contorni
e non era poi brutto...
il palazzo coi suoi tubi d'arte
dov'è scritto: "polizia dappertutto
ma giustizia da nessuna parte"
allontanarsi dalla linea gialla
allontanarsi dalla linea
gialla come fieno nella stalla
come quella che in terra delinea
il confine tra stazione e rotaia
tra finestre di luce e vita operaia
quattro note d'insieme...
di chitarre e di giovane fiato
a interrare di gioia quel seme
poi sperare che venga innaffiato
come amici un po' grigi...
siamo attori ed attrici e costumi
siamo foto scattate a parigi
e memoria alla storia quei lumi
di cimiteri in omaggio...
passeggiati tra i viali e le lapidi
come specchi della fine del viaggio
nei riflessi di quei giorni rapidi
allontanarsi dalla linea gialla
allontanarsi dalla linea
gialla come fieno nella stalla
come quella che in terra delinea
il confine tra stazione e rotaia
tra finestre di luce e vita operaia
armando (ik) - giugno 2007
Non piangere (e la luce filtra dalle imposte)
(CLICCARE SULL'ICONA PER ASCOLTARE LA CANZONE)
Semplici ritagli di luce,
forse, posti casualmente
nella penombra di giorni
così tranquillamente sopiti.
Questi sono pochi attimi;
momenti di felicità pacata,
lontani dalla gioia chiassosa
di chi mi circonda e non mi vede.
E non importa chi sta suonando;
la voce canta per chi vuole ascoltare,
per chi percepisce il presente
e non teme di soffrire il futuro.
Ma tu non piangere adesso,
lascia che siano i ricordi,
riponi le tue lacrime
e lascia splendere gli occhi.
In fondo, non c'è motivo,
anche oggi sarà bello, domani,
le lacrime saranno ricordi...
non piangere più, ormai.
E non importa chi sta suonando;
la voce canta per chi vuole ascoltare,
per chi percepisce il presente
e non teme di soffrire il futuro.
armando (ik) - agosto 1992
La ripubblico, dopo circa un anno... solo perché l'ho finalmente registrata e inserita nella pagina web dove ho già depositato altre mie canzoni.
Ascoltabile cliccando sul titolo o sull'icona musicale.
La pagina web dove potrete trovare le altre mie registrazioni è raggiungibile cliccando qui sotto:
siamo sabbia in un pugno che afferra
rabbia repressa dentro questo viavai
e come insetti in assetto da guerra
sferriamo offensive contro i passi carrai
ma dietro specchi e vetrine assordanti
ci siamo spenti quasi fossimo hi fi
rotti e persi nelle notti eleganti
come commessi del senno del mai
perchè siamo esche su lenze pensanti
a volte lettori altrimenti librai
tracciamo segni a formare lamenti
ma su forme di sogni e di calamai
come razza ballerina e poi coppia
danzante in preda a patti e stoviglie
noi politici del giorno che scoppia
scendiamo in piazza a mostrar meraviglie
siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita in questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente
acrobati a spasso in cerca di stima
e amici fragili di fiaschi e di calici
siamo amori che il mondo concima
fino in fondo ai complessi più semplici
siamo scomparti per tristi argomenti
estinti dal tempo e disposti in solai
riposti stinti e consunti indumenti
che ti sorprendi io un giorno indossai
noi frati persi fra versi e frammenti
spenti come spesso si spegne un hi fi
siamo scomparsi in rimorsi e commenti
sepolti fra incolti campi di guai
ma siamo soli dipinti e mai arte
col dito immerso in due dita di brandy
di antichi miti di sonno e di carte
e istanti lenti che a tratti sospendi
siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita su questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente
armando (ik)